Fumando la prima sigaretta della giornata sotto il sole delle 10.30 che batteva imponente sulla scala antincendio della scuola, Maggie e Earl Grey stavano esprimendo più o meno pacatamente le loro considerazioni sull'introvabile vinile Filth degli Swans.
- Che già per avere intitolato un'antologia Various Failures io li stimo, ma vorrei di più, vorrei che Michael Gira venisse qua e mi offrisse una carotona! - sentenziò Earl Grey. La carotona era il loro tormentone illogico-adolescenziale post-punk del momento, nell'immaginario di Maggie e Earl Grey (e dei loro numerosi amici) essa rappresentava una sorta di figura messianica che discendendo dal cielo avrebbe risolto tutti i mali del mondo, distribuendo gratuitamente droghe leggere, vinili anglo-tedeschi degli anni '80 e consigli a buon mercato su come avere successo con l'altro sesso senza disperdere preservativi nell'aia. La carotona era anche un simbolo fallico, e questo l'aveva fatto notare proprio Earl Grey nel corso della serata "Rassegna Ejzenstejn" organizzata circa un mese prima in casa Antonelli. Erano lì, seduti sul divano, Ivan il Terribile, Parte I sullo schermo dell'impianto home theatre, quando egli era saltato in piedi esclamando "voglio una carotona! Carotona!" e sedendosi, mesto, sussurrò serissimo, "Voglio assumere in me l'arancionissimo fallo del Creatore..." suscitando l'ilarità di Maggie. In effetti, con il senno di poi, tutti ci avevano già pensato, e non faceva ridere neppure un poco, ma a volte il contesto fa miracoli, la cornice rende più bello il quadro e dopo tutto erano sì adolescenti intellettuali, ma pur sempre adolescenti, e quei qualunquisti degli psicosociologi dell'Oceania ci andavano a nozze, con i loro ormoni pronti per la vendemmia autunnale, venghino siori venghino a spremere le gonadi degli adolescenti, venghino lor siori, orsù.
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ferrara2002
Lo zio Benny colava il brodo dei tortellini dall'angolo destro della bocca, e intanto discuteva di politica con Maurizio. Maggie sentiva un certo non so chè di disgusto salirle dall'intestino, e proprio non aveva le forze di guardare al di là del suo piatto, nella fioca luce della mansarda addobbata a festa.
Francesco la osservava di tanto in tanto, e un po' la comprendeva; in effetti, anche se l'undici settembre di pochi mesi prima lo aveva sconvolto, com'era normale che fosse, non aveva voglia di ascoltare Benito e Maurizio che dissertavano delle loro opposte teorie sul complotto e sull'imminente scoppio della terza guerra mondiale. Fuori dalla finestra la nebbia emiliana non risparmiava nessuno, oltre l'orribile tenda di cerata rossa con le renne stilizzate, e un po' gli mancava Fano, e Antonietta. Ma ormai Antonietta se n'era andata, pochi mesi prima come una torre gemella, e lui aveva deciso di tornare in seno alla famiglia, e ora viveva con il fratello Maurizio, Claudia e Maggie in attesa di trovare un affitto dignitoso da qualche parte, possibilmente a Ferrara città. Maurizio era stato molto gentile ad offrirgli la sistemazione ma, come ogni fascio che si rispetti, nutriva un rigoroso timore reverenziale verso le regole, e se da un lato era la persona più corretta e leale di questo mondo, dall'altro sapeva che, scaduti i due mesi che si erano prefissati, lo avrebbe sbattuto fuori senza pensarci due volte. Maurizio era ingestibilmente schizofrenico, e come tutte le persone che non valgono un cazzo riusciva sempre ad essere al centro dell'attenzione, così in quel momento, e tutti gli altri a farne le spese, Maggie per prima, tutti i giorni. Il suo contraltare, in questo nauseabondo vaudeville, era il fratello, Benito, il primogenito, che però aveva abbandonato la tradizione di famiglia per sposare la causa proletaria. Francesco pensò che di un personaggio come Benito, rozzo e incoerente, despotico e conservatore, la causa proletaria avrebbe fatto volentieri a meno, ma tant'è. In fondo era il teatrino della politichina borghesuccia per il popolino, e Francesco, ultimo di tre fratelli, guardando fuori dalla finestra, non potè non ripensare ai gloriosi tempi in cui tutto questo sembrava lontano a venire, ed egli incarnava la Leggenda Marchigiana chiamata Assisi.
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