Il Perfido Tancredi sedeva sul letto ed erano le due di notte, la sua grassa moglie dormiva sull'altro lato del letto rivolgendogli la schiena. Fuori dalla finestra, le Marche dormivano, probabilmente qualcuno stava ingroppandosi un bambino da qualche parte, in un qualche garage, ma non che questo importasse qualcosa.
Tancredi si alzò in punta di piedi, per non svegliare la sua grassa moglie dal sonno leggero e dalle evidenti paranoie. Sempre in punta di piedi sgattaiolò in cucina, dove la luce del frigorifero gli provocò un vistoso restringimento della pupilla (per intercessione del nervo oculomotore, terzo nucleo dei nervi cranici, ma questo Tancredi, che nella vita si era sempre occupato di tutt'altro, non poteva saperlo), e sperò con tutte le forze che il ronzio non la svegliasse.
Si versò un po' d'acqua naturale in un bicchiere e ne bevve con soddisfazione. Pensò a come sarebbe stato bello infilare un coltello nel petto lardoso della sua grassa moglie, pensò a come sarebbe stato bello legare Assisi ad un palo e il suo collo al retro del camion, e farlo partire. Pensò a tutto questo e si accorse che non gli bastava.

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fano1988
La prima lontra cadde dal cielo per spiaccicarsi di fronte a Franco nel Giugno del 1988. Altro non era che un apostrofo rosso tra le parole "passeggiata" e "adriatica". Con il tempo le lontre avrebbero smesso di spiaccicarsi al suolo e sarebbero rimbalzate sull'asfalto, solitamente di dorso, per poi rimettersi sulle zampe e allontanarsi con sguardo lesto, e improvvisa rettitudine morale. Come solo una lontra può. Ma all'epoca l'unica cosa che gli venne in mente di fare, riflesso flessorio monosinaptico di una qualche brutta patologia esistenziale, fu alzare gli occhi al cielo. E non vedere nulla, per poi sentirsi povero e solo come chi ha appena avuto tra le mani una rivelazione divina fuggita per caso dalle mani del Creatore, e non fosse riuscito ad ascoltarla appieno. La lontra giaceva in una pozza di sangue, dall'Adriatico il Re dello Scoglio stava appollaiato sulla sua roccia e guardava la terraferma. Forse i tempi erano maturi, gli sovvenne, e poi alzò gli occhi al cielo pure lui.

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fano1988
Il Perfido Tancredi era un ometto piccolo e magro, di quelli che non gli daresti più di 50 chili, con la fronte alta e i denti sporgenti, uomo bizzarro dalla mezzà età indefinibile. Organizzava tutto lui, alla ditta di trasporti dove lavorava Assisi, e bisognava ammettere che in quanto a pignoleria e precisione non era secondo a nessuno. Ogni tanto Assisi sentiva di nutrire un'insana voglia di cancellargli quell'avido sorrisino che portava in volto con un cartone ben assestato, non che ci fosse un motivo plausibile, una qualche sorta di giustificazione, così era e così bastava.
Assisi entrò sulla A14 con Darkness On The Edge Of Town di Springsteen sparato a tutto volume, perchè tra gente con la canotta bianca e i peli del petto esibiti con orgoglio ci si trova sempre bene. E anche la voce di Tancredi ora sembrava più lontana, lontana dieci milioni di anni luce, e al ritorno dio ti spacco la testa col cric del camion, altrochè se te la spacco, Adam raised a Cain, Adam raised a Cain.
Gli stava prendendo a calci le cervella quando improvvisamente cadde la prima lontra dal cielo. L'estate era lì ed era tempo di correre per le strade.
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fano1988
Era una mattinata come tante, in quel di Fano, nell'aprile 1988. Franco stava passeggiando per il lungomare Adriatico, più o meno all'altezza con Viale Colombo, era una giornata nuvolosa e sperava con tutto il cuore che non iniziasse a piovere, dato che quella sera avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro come ragazzo delle pizze.
Antonietta l'aveva invece lasciato la sera prima, avevano litigato a causa dei suoi orrendi anelli da piede, poi avevano iniziato a fare l'amore selvaggiamente, ma a metà si erano interrotti, poche parole, lui era uscito sbattendo la porta (tenendo tra le gambe non solo la coda, ma il pene ancora turgido), e va beh, non se l'erano detti troppo chiaramente, ma era chiaro: lei lo aveva lasciato, e forse in questo momento era tra le braccia di Francesco Mastrouovo, detto "Assisi" per la sua chierica e soprattutto per il brutto vizio di parlare agli animali ruttando.
Franco aveva conosciuto Assisi ai tempi delle scuole superiori, al liceo scientifico Torelli di Fano. Non erano nella stessa classe, ma avevano socializzato tra una sigaretta e l'altra fumata di nascosto nei bagni. Assisi era già ripetente allora, ma a metà del secondo anno si era ritirato e aveva iniziato a lavorare come metalmeccanico presso l'officina paterna; appena ottenuta la patente C (già sul suo esame di guida di patente B, sostenuto sotto la supervisore del perfido Ing.Caleppi, erano nate delle leggende non da poco) si era dato alla carriera di camionista. Vuoi per la sua professione, per la sua abitudine a sbronzarsi o per gli orrendi panni sporchi che vestiva, Assisi era un po' lo stereotipo del ragazzone rude e inaffidabile, cosa questa che gli conferiva un invidiabile fascino presso il gentil sesso, nonostante la pancia importante e una lucida pelata che interrompeva un cespuglio di capelli lunghi e ricci. Anche Antonietta, Franco pensava, aveva un debole per lui, sebbene non l'avesse mai ammesso chiaramente.
Passò di fianco ad un negozio di troll soprammobile e oggettistica beneaugurante, un enorme troll canuto alto almeno 90 cm sorrideva sdentato fuori dall'ingresso, sotto l'insegna "Peer Gynt", e scese la prima goccia di pioggia.
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