Lo zio Benny colava il brodo dei tortellini dall'angolo destro della bocca, e intanto discuteva di politica con Maurizio. Maggie sentiva un certo non so chè di disgusto salirle dall'intestino, e proprio non aveva le forze di guardare al di là del suo piatto, nella fioca luce della mansarda addobbata a festa.
Francesco la osservava di tanto in tanto, e un po' la comprendeva; in effetti, anche se l'undici settembre di pochi mesi prima lo aveva sconvolto, com'era normale che fosse, non aveva voglia di ascoltare Benito e Maurizio che dissertavano delle loro opposte teorie sul complotto e sull'imminente scoppio della terza guerra mondiale. Fuori dalla finestra la nebbia emiliana non risparmiava nessuno, oltre l'orribile tenda di cerata rossa con le renne stilizzate, e un po' gli mancava Fano, e Antonietta. Ma ormai Antonietta se n'era andata, pochi mesi prima come una torre gemella, e lui aveva deciso di tornare in seno alla famiglia, e ora viveva con il fratello Maurizio, Claudia e Maggie in attesa di trovare un affitto dignitoso da qualche parte, possibilmente a Ferrara città. Maurizio era stato molto gentile ad offrirgli la sistemazione ma, come ogni fascio che si rispetti, nutriva un rigoroso timore reverenziale verso le regole, e se da un lato era la persona più corretta e leale di questo mondo, dall'altro sapeva che, scaduti i due mesi che si erano prefissati, lo avrebbe sbattuto fuori senza pensarci due volte. Maurizio era ingestibilmente schizofrenico, e come tutte le persone che non valgono un cazzo riusciva sempre ad essere al centro dell'attenzione, così in quel momento, e tutti gli altri a farne le spese, Maggie per prima, tutti i giorni. Il suo contraltare, in questo nauseabondo vaudeville, era il fratello, Benito, il primogenito, che però aveva abbandonato la tradizione di famiglia per sposare la causa proletaria. Francesco pensò che di un personaggio come Benito, rozzo e incoerente, despotico e conservatore, la causa proletaria avrebbe fatto volentieri a meno, ma tant'è. In fondo era il teatrino della politichina borghesuccia per il popolino, e Francesco, ultimo di tre fratelli, guardando fuori dalla finestra, non potè non ripensare ai gloriosi tempi in cui tutto questo sembrava lontano a venire, ed egli incarnava la Leggenda Marchigiana chiamata Assisi.
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ferrara2002
Era una mattinata come tante, in quel di Fano, nell'aprile 1988. Franco stava passeggiando per il lungomare Adriatico, più o meno all'altezza con Viale Colombo, era una giornata nuvolosa e sperava con tutto il cuore che non iniziasse a piovere, dato che quella sera avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro come ragazzo delle pizze.
Antonietta l'aveva invece lasciato la sera prima, avevano litigato a causa dei suoi orrendi anelli da piede, poi avevano iniziato a fare l'amore selvaggiamente, ma a metà si erano interrotti, poche parole, lui era uscito sbattendo la porta (tenendo tra le gambe non solo la coda, ma il pene ancora turgido), e va beh, non se l'erano detti troppo chiaramente, ma era chiaro: lei lo aveva lasciato, e forse in questo momento era tra le braccia di Francesco Mastrouovo, detto "Assisi" per la sua chierica e soprattutto per il brutto vizio di parlare agli animali ruttando.
Franco aveva conosciuto Assisi ai tempi delle scuole superiori, al liceo scientifico Torelli di Fano. Non erano nella stessa classe, ma avevano socializzato tra una sigaretta e l'altra fumata di nascosto nei bagni. Assisi era già ripetente allora, ma a metà del secondo anno si era ritirato e aveva iniziato a lavorare come metalmeccanico presso l'officina paterna; appena ottenuta la patente C (già sul suo esame di guida di patente B, sostenuto sotto la supervisore del perfido Ing.Caleppi, erano nate delle leggende non da poco) si era dato alla carriera di camionista. Vuoi per la sua professione, per la sua abitudine a sbronzarsi o per gli orrendi panni sporchi che vestiva, Assisi era un po' lo stereotipo del ragazzone rude e inaffidabile, cosa questa che gli conferiva un invidiabile fascino presso il gentil sesso, nonostante la pancia importante e una lucida pelata che interrompeva un cespuglio di capelli lunghi e ricci. Anche Antonietta, Franco pensava, aveva un debole per lui, sebbene non l'avesse mai ammesso chiaramente.
Passò di fianco ad un negozio di troll soprammobile e oggettistica beneaugurante, un enorme troll canuto alto almeno 90 cm sorrideva sdentato fuori dall'ingresso, sotto l'insegna "Peer Gynt", e scese la prima goccia di pioggia.
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fano1988
L'iguana dei passi tuoi di Masiniana memoria mi propone un appoggio in questi tristi giorni di calende natalizie. Sbaranzia e dietrologia! Sbaranzia e dietrologia per tutti! Senza dimenticare il Papini, però.
La locandina del giorno è Samurai Cop.
L'uomo del giorno è Robert Z'Dar.
La frase del giorno non si può dire.
Ok, ricordati degnamente i Grandi del Cinema che conta, non c'è niente da dire, perchè Natale è una palla e non succede proprio niente, ed è un periodo pessimo sia per darsi al p2p che per riprendere in mano un blog.
E nichilismo sia, in tutto il Paese! Ho deciso che mi darò alla stesura di un polpettone pieno di personaggi superflui.
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filmacci
Speriamo, ma credo che mi romperò molto presto.
Purtroppo le vacanze natalizie sono iniziate da 3 giorni, e già sento scorrere in me quell'isolamento dal mondo che mi portò, anni e anni fa, a creare e ad editare questo simpatico e gaio spazio, fino al punto di non ritorno, in cui gente insospettabile mi incontrava per strada e muggiva
- Ciao Scodella, come va? Ho letto sul tuo blog che... -
Cos'ho fatto nel frattempo?
Ho visto questo filmaccio qua sopra. Sul serio, io il giorno di Natale scarico e guardo Alex l'Ariete, che è sempre meglio del film su Italia 1 con i bambini che incontrano Babbo Natale che però ha un problema, glielo risolvono e nel corso delle loro peripezie imparano ad essere più buoni non solo a Natale ma ogni giorno dell'anno, però rigorosamente dopo avere umiliato il bullo della situazione.
No, io oggi ho imparato cose più utili, ad esempio che chi guida un'Alfa Romeo è irrimediabilmente cattivo e che i buoni invece guidano la Golf. Basta, è così.
La sapete una cosa? Credo che questo blog non durerà proprio un cazzo. Tempo fà ci avevo riprovato su Wordpress ma problemi alla piattaforma mi avevano salvato (non è facile gestire un blog se vedi i tuoi post ad intermittenza!), ma Splinder non è così subdola, Splinder ti uccide a poco a poco e soprattutto ti lascia sempre in vita quel tanto che basta a farti impazzire lentamente.
Forse dovrei darmi a MySpace. Mi faccio la paginetta del cazzo, ci metto una caterva di fotine inutili che possono compiacere solo gli amici quando vi appaiono o vedono una qualche mia conoscente che si farebbero volentieri, l'mp3 che rompa i coglioni e che subito il visitatore occasionale stopperà scocciato, Morrissey tra gli amici che fa figo e robe così. Ma poi basta, niente post, niente di niente, solo refreshare ad oltranza per visualizzare commenti del tipo "ciauuuz! come stai? :* " e "grazie per essere venuto a sentirci l'altra sera!".
The ones who seek justice will pray for it all their life. Bentornato Dicembre, peccato che te ne vai già così presto.
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